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14/07/09 - Come difendersi dal mobbing: guida pratica per
tutelarsi e avere sostegno
Lo strumento, realizzato dall'agenzia Umbria ricerche per
conto della Regione, offre informazioni e notizie utili per
riconoscere il fenomeno e denunciarlo.
Informazioni semplici ma sono contenute nell'opuscolo informativo
che l'agenzia Umbria ricerche ha realizzato su incarico della
Regione e presentato a Perugia nei giorni scorsi. La guida,
curata dal ricercatore Giuliano Bussotti, oltre a illustrare
il fenomeno del mobbing e la sua evoluzione negli ultimi anni,
informa sulla tutela giuridica, fornisce consigli e numeri
utili di strutture istituzionali e sanitarie alle quali il
lavoratore può rivolgersi per avere sostegno.
Secondo una ricerca condotta due anni fa dalla Cgil Umbria,
un lavoratore su tre subisce mobbing in varie forme, più
o meno pesanti. Le vittime sono soprattutto donne, nella fascia
di età compresa tra i 30 e i 40 anni. Un dato accomuna
le lavoratrici e i lavoratori "mobbizzati": la difficoltà
a chiedere aiuto e a rivolgersi alle istituzioni o al sindacato;
in molti casi si preferisce parlarne solo con familiari o
amici. "Tra pochi mesi sarà pronta una ricerca
esaustiva sul fenomeno del mobbing in Umbria", anticipa
Giuliano Bussotti. "La base da cui siamo partiti è
proprio l'ultima indagine realizzata dalla Cgil Umbria. Il
primo dato che si può segnalare è che sono circa
il 10% i lavoratori che rientrano nei parametri di definizione
del mobbing, relativamente alla sistematicità e alla
frequenza degli atti persecutori. Un elemento di preoccupante
continuità è dato dalla prevalenza delle donne,
nella maggior parte dei casi giovani, nel pieno della vita
lavorativa e, spesso, con una famiglia".
L'Umbria, accanto al Friuli Venezia Giulia e all'Abruzzo,
ha emanato nel 2005 una legge regionale, (18/2005, ndr) in
cui vengono delineati compiti, responsabilità e percorsi
mirati a prevenire il fenomeno, monitorare la sua evoluzione
grazie all'Osservatorio regionale dei casi di mobbing e fronteggiare
le conseguenze psicologiche e fisiche sui lavoratori. "Nonostante
il vuoto normativo a livello europeo, l'Umbria si è
mossa prima e più in fretta delle altre regioni italiane",
continua Bussotti, "e una delle novità contenute
nella legge è proprio l'istituzione dell'Osservatorio
che, oltre ai compiti di ricerca, deve fornire direttive precise
alle strutture sanitarie pubbliche, chiamate a dare assistenza
medico-legale e psicologica alle vittime del mobbing, annoverato
dall'INAIL tra le malattie professionali".
"Ma occorre fare di più, la legge da sola non
basta", sottolinea il ricercatore. "E' necessario
inserire la politica di monitoraggio e di vigilanza nelle
"pieghe" dei contratti collettivi nazionali di lavoro,
delineando così una buona prassi di gestione del rischio
mobbing, sia nel pubblico che nel privato". Una prassi
che dovrebbe far parte integrante, in particolare, degli accordi
integrativi aziendali di secondo livello e dei codici di condotta,
più vicini al territorio e alle realtà lavorative
della regione. Quindi ogni azienda deve ritenersi responsabile
nella prevenzione delle varie forme di mobbing, così
come ogni lavoratore deve informarsi per poter chiedere una
tutela immediata, limitando il più possibile le conseguenze
sulla sua salute psico-fisica.
"La diffusione dell'opuscolo informativo è stata
comunque l'occasione per riunire attorno allo stesso tavolo
tutti gli attori istituzionali coinvolti nel problema",
conclude Bussotti, "dalle Asl ai sindacati, dalle istituzioni
regionali al mondo delle imprese. Una sinergia necessaria
che potrebbe tornare utile subito, a partire dalla messa a
regime di un nuovo sistema di valutazione dei rischi e delle
criticità, adottabile da tutti e trasversale a ogni
realtà lavorativa".
Per scaricare l'opuscolo CLICCA
QUI
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